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#andràtuttobene, ecco com’è nato il tormentone ai tempi del Covid-19

uidAS - Assicuratori da due generazioni

In questi giorni ci siamo incuriositi e siamo andati sul web a cercare le origini di #andràtuttobene, questa frase che ci accompagna ormai da settimane insieme all’hashtag del Governo #iorestoacasa. Ecco cosa abbiamo trovato.

#andràtuttobene, come e dove è nata questa frase?

Questa frase nasce in Lombardia all’inizio dell’emergenza Coronavirus. Vogliamo immaginare che sia nata a Codogno, primo focolaio della malattia, a pochi km dalla TUA Agenzia. Pare che questa frase sia stata ritrovata scritta su numerosi post-it colorati e attaccati sui portoni e sui cancelli delle case con un piccolo cuoricino disegnato. In poco tempo questa frase è diventata ricorrente sui social e il cuoricino è stato sostituito con un arcobaleno. Gli autori di questa iniziativa sono ancora oggi avvolti dal mistero. Chissà che tutto non sia partito dalla fantasia di un bambino, inconsapevole che un piccolo gesto sarebbe diventato così popolare.

L’argomento è stato trattato da diverse testate giornalistiche, ecco cosa scriveva il Corriere della Sera in un articolo online del 5 marzo:

Un post-it e una scritta: «Tutto andrà bene!». Con un cuoricino disegnato a mano. Un messaggio di speranza in tempi di coronavirus, a ricordarci la forza dei piccoli gesti. Ne sono stati trovati a decine in diverse zone della Lombardia. Attaccati qua e là, sulle porte delle chiese o sulle fermate degli autobus, sulle vetrine dei negozi o sulle panchine dei parchi pubblici. Perfino sui citofoni. Tutti luoghi di passaggio: chiaro l’intento di raggiungere quante più persone possibili. È però mistero sull’autore (o sugli autori, a questo punto) dell’iniziativa. Sui social ci si confronta, ma nessuno ha visto nulla né sa chi possa essere stato. Un’azienda? Un gruppo di amici? Privati cittadini che ne imitano altri? Per il momento è un enigma, e forse è giusto così. D’altronde l’intento dei foglietti sta proprio in questo: incoraggiarsi senza chiedere nulla in cambio. Constatare che si è tutti sulla stessa barca, alle prese con stesse difficoltà. Tutto il resto non conta: l’importante è l’empatia, anche tra sconosciuti.

«L’ho trovato questa mattina, incastrato nel lucchetto del cancello – ha raccontato domenica la titolare di un negozio in centro a Bergamo – Un messaggio di speranza e di bellezza che condivido con tutta la mia strada, con tutta la mia bellissima Bergamo. Che non ha paura, che conosce la responsabilità, che lavora sodo. Grazie a chi mi ha lasciato questo messaggio: è come una ripartenza. Al profumo di meraviglia». Perché a volte basta poco per cambiare una giornata, e giovedì mattina le segnalazioni si sono moltiplicate. Una signora di Bogliaco (Brescia), sul lago di Garda, ha scritto per esempio: «Qui vivono gli angeli».

Sempre nel Bresciano, una farmacia di Castenedolo ha reso noto: «Questo è lo splendido messaggio che ogni attività ha trovato sulla propria vetrina stamattina, grazie di cuore per il sostegno trasmessoci e grazie per averci donato un sorriso ancor prima di alzare la serranda».

Un cittadino di Rescaldina (Milano) si è invece rivolto direttamente all’autore: «Amico o amica, non so chi tu sia, non so da dove vieni né dove stai andando, non conosco la tua storia, ma io già ti amo». Casi in aumento, insomma: un contagio per contrastarne un altro. Se questi sono gli effetti, c’è da augurarsi che anche i bigliettini solidali possano diffondersi con estrema rapidità.

Che le origini siano molto più antiche? Ecco cosa ne pensa Avvenire in un articolo del 17 marzo 

“Ci rimanda alla storia della beata Giuliana di Norwich, la cui statua campeggia sulla facciata della Cattedrale anglicana della città inglese. Giuliana visse tra il 1342 al 1430 circa. Nel maggio del 1373 ammalatasi gravemente ebbe delle visioni del Signore che terminarono appunto quando, qualche mese dopo, quando la giovane donna guarì. Quegli incontri spirituali furono poi riportarti in un libro da cui sappiamo che fu Gesù stesso ad affidare quelle parole alla mistica: “Tutto andrà bene”. “All shall be well”, le disse con infinita tenerezza.”

Alla fine ci abbiamo pensato su e forse non è poi così importante dove e come sia nata questa frase, l’importante è il significato profondo che racchiude. La speranza che andrà tutto bene, che il nostro Bel Paese, il più bello che ci sia al mondo, si solleverà da questo brutto momento e tornerà al massimo del suo splendore. Vogliamo credere che alla fine questo brutto momento ci insegnerà ad essere migliori, a fare meglio in ogni campo. Vogliamo credere che i rapporti umani saranno migliori, che il nostro rapporto con il mondo e la natura sarà migliore. Vogliamo credere che che dopo questo brutto periodo ci sarà un periodo di prosperità e serenità, in barba all’economia, in barba alla crisi. Vogliamo credere che sarà così, vogliamo credere che l’Italia sarà più forte di tutto e tutti.

Teniamoci per mano Cara Italia, da Nord a Sud, siamo responsabili #iorestoacasa e #andràtuttobene

Un abbraccio,

Alessandro, Giovanni, Monica e Cristina – Agenzia Famiglietti TUA Mediglia

 

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